Sono passati 25 anni esatti da quando Michele è volato via. Per ricordarlo ho fatto una chiacchierata con Piero Ferrari che era diventato suo grande amico. Ve la ripropongo qui sotto con la pagina de il Giornale. Su il Foglio invece l’ho raccontato attraverso le parole di Ezio Zermiani.

Michele Alboreto non era solo l’ultimo pilota a cui si era affezionato suo padre, l’ultimo italiano ad aver sfiorato un titolo Mondiale. Per Piero Ferrari, Michele era soprattutto un amico, un amico di famiglia con cui parlare di auto, ma anche di aerei, di barche, di vita. “Ricordo che il 25 aprile di 25 anni fa, stavo volando a Los Angeles con la famiglia, c’era anche mio nipote Enzo. Quando arrivammo in California e riaccendemmo i nostri telefoni, incominciarono a squillare, sembravano impazziti. Ci stavano avvisando che Michele se ne era andato in un incidente mentre provava una vettura per Le Mans in Germania. Presi immediatamente un aereo per tornare in Italia a salutarlo”.
Ingegner Ferrari chi era per lei Michele Alboreto?
“Era soprattutto un grande amico, un’amicizia che è proseguita anche quando ha lasciato la Ferrari. Ci vedevamo spesso a cena con le famiglie. Michele era una persona estremamente educata e un pilota assolutamente dedicato alla squadra, sempre molto razionale nelle sue scelte”.
Quali erano le sue qualità?
“Era veloce e in gara era anche molto costante e poi aveva un ottimo rapporto con gli ingegneri, sapeva spiegare bene che cosa mancava alla macchina”.
Andava d’accordo anche con Forghieri?
“Con Mauro potevi andare d’accordo un’ora e un momento dopo ritrovarti a litigare. Era fatto così”.
Che rapporto aveva con suo padre?
“Mio padre spesso si divertiva a fare anche domande scomode, sarcastiche, curiose. Non chiedeva solo delle auto, ma anche delle donne, ma Michele ormai era diventato uno di famiglia”.
Forse l’unico dopo Villeneuve a cui si era davvero affezionato?
“A Gilles voleva davvero bene, anche se quando maltrattava le macchine lo faceva arrabbiare. Ma Gilles era così chiedeva sempre il 120% alle due auto. Michele era gentile anche con le auto, ma ci ha dato tante soddisfazioni”.
Ha anche sfiorato il Mondiale nel 1985…
“Ci resta il rammarico di non averlo messo nelle condizioni di poter vincere il titolo e rivedere così un italiano campione del mondo con la Ferrari dopo Alberto Ascari. In quegli anni il motore turbo stava arrivando alla sua massima evoluzione in termini di potenza e noi non eravamo ancora così padroni di quella tecnologia come avremmo dovuto, così i problemi di affidabilità di cui soffrimmo nella seconda parte del 1985 gli impedirono di combattere per il titolo contro la McLaren. Si cambiava un motore al giorno, ma purtroppo la potenza calava sempre anche tra il warm-up e la gara. C’era un problema di componenti, ma purtroppo lo capimmo solo l’anno dopo”.
Michele fu il primo pilota italiano tanto tempo, il primo dieci anni dopo Merzario. Come decideste di prenderlo?
“Michele aveva dimostrato nei suoi anni con la Tyrrell non soltanto di essere molto veloce, ma soprattutto di saperlo essere su tutte le tipologie di circuito e in condizioni molto diverse fra loro, una caratteristica che aveva attirato l’attenzione di mio padre insieme al fatto di essere una persona che si contraddistingueva per la serietà, l’impegno e l’equilibrio: c’erano quindi tutti i requisiti giusti per diventare un pilota della Scuderia”.
Lo avevate cercato anche prima, subito dopo la morte di Gilles?
“Purtroppo aveva degli impegni già firmati con Tyrrell e non ci fu nulla da fare, intervenne anche il conte Zanon che era un suo grande sponsor, ma Tyrrell non ce lo liberò”.
Peccato perché in quel 1982…
“Quell’anno potevamo vincere il Mondiale anche con Tambay ma si infortunò dopo che avevamo già perso Gilles e Pironi. Certo con Michele…”.
Era sul podio di Monza anche nel primo Gran premio d’Italia dopo la morte di suo padre. Una doppietta Ferrari in un anno tutto McLaren, quasi un segno del destino.
“Fu uno dei pochi Gran premi d’Italia in cui non ero in pista. In un periodo così triste come quello che stavo vivendo fu un bel regalo quello che fecero lui e Berger a me e ai nostri tifosi”.
Michele le ricorda Kimi Antonelli, il nuovo idolo dei tifosi italiani?
“Non lo conosco, ma da come lo sento parlare mi sembra un ragazzo misurato, attaccato. Un ragazzo che ha una grande passione come Michele e ci si dedica totalmente”. Un ragazzo da amare anche se non guida una Ferrari



